26/03/14

Basta uno sguardo e un ricordo: un racconto


I suoi piedi ancora caldi scivolano lentamente sul pavimento gelato come le lame dei pattini che disegnano cuori spezzati sul ghiaccio. Quello squillo quasi monotono del citofono suona fra i suoi pensieri ancora annebbiati a causa del sonno. Percorre il corridoio che le appare chilometrico, avviandosi verso la porta, dietro la quale sa che c'è una luce accecante. “Arrivo, arrivo!” esclama, senza badare al fatto che i suoi capelli siano disordinati e che sotto i suoi occhi ci siano dei lividi neri: occhiaie.
Davanti a sè trovo una figura maschile dalla pelle pallida come la luna, lui emana una luce angelica come quella di un santo. I suoi denti bianchi come l'avorio non compaiono da sotto le sue labbra. Lei sa che è successo qualcosa. Gli occhi del ragazzo sono un bosco, un bosco verde immenso. Ogni volta che lo vede lei ci si perde, come se ci corresse in mezzo, sorpresa che tutti gli alberi intorno a lei brillino. Ma oggi è in quel bosco che non brilla, i suoi passi sono pesanti e non riesce ad andare avanti. Nemmeno lui.
A volte non servono le parole. Basta vedere che gli occhi non brillano, basta ricordarsi com'era: per poi paragonare il ricordo con il presente. E sapere che il presente è il futuro, se non peggiora.
Lei annuisce, abbassando lo sguardo. Non vuole sentire quelle parole, può immaginarsele. Non vuole una spiegazione da parte del ragazzo: nessuno può rendere comprensibile il fatto che alcuni sentimenti non ci sono più attraverso delle parole. Basta uno sguardo e un ricordo.
di Perla


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